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Théodore Dubois (1837-1924), organista nel suo tempo

di Elisa Teglia

La figura di Théodore Dubois (nato a Rosnay nel 1837 e morto a Parigi nel 1924) in legame al suo strumento, l’organo, non è stata ancora molto approfondita (1): nonostante il suo ventennale titulariat presso la parrocchia parigina della Madeleine e la composizione di numerosi brani organistici, al giorno d’oggi questo autore viene ricordato quasi esclusivamente per le sue attività didattiche e per la direzione del Conservatorio Superiore di Musica di Parigi. Scopo di questo scritto è di illustrare la posizione dell’artista nel contesto organistico di allora, raccontando particolari inediti e fedeli ai documenti dell’epoca.


Ripercorrendo il corso di studi di Dubois, questi inizialmente non furono nè facili nè di qualità; egli stesso racconta che la sua preparazione pianistica era stata poco curata: «E’ in queste condizioni poco favorevoli che studiai gli esercizi di Czerny, gli studi di Cramer, qualche sonata di Mozart, di Beethoven, qualche pezzo di genere, ma questa parte dei miei studi fu davvero molto trascurata»(2).

Arrivato a Parigi e una volta cominciato il Conservatorio, egli comunque non fece fatica a farsi assumere come organista-accompagnatore agli Invalides: evidentemente, il suo livello tecnico non fu considerato insufficiente per quel compito. Ma per capire come si inserisce il suo apprendimento nel mondo di allora è bene soffermarsi sul suo professore d’organo François Benoist (1794-1878).
Il “grand-père” Benoist insegnò al Conservatorio per ben cinquantatrè anni: quando Dubois si presentò nella sua classe era già sessantatreenne. Nonostante alcune sue pubblicazioni (come la Bibliothèque de l’Organiste ou Suite de Pièces pour orgue, fascicoli depositati nella Biblioteca del Conservatorio dal 1840 al 1861) che testimoniano una vita dedicata allo studio dell’organo, egli fu il bersaglio di molte critiche: per esempio, Saint-Saëns non esitò a dipingere questo insegnante come un «organista tra i più mediocri»(3). Infatti questo professore non possedeva una buona tecnica organistica e, rispetto a personaggi come Charles-Marie Widor (che studiò con Nicolas Lemmens), era senz’altro poco preparato ad affrontare i cambiamenti stilistici che cominciavano a delinearsi nel repertorio organistico francese del tuo tempo. Comunque, nel 1852 Benoist scrisse una lettera al celeberrimo organaro Artistide Cavaillé-Coll dalla quale si evincono il suo grande interesse e la sua grande ammirazione per quanto stava accadendo nel mondo organistico di allora(4); evidentemente, anche se egli apparteneva a tutt’un’altra scuola apprezzava molto le novità portate dagli strumenti di Cavaillé-Coll, e al contempo riusciva ad avere uno sguardo oggettivo sulla corrente che allora dominava. Dubois si sarebbe iscritto nella sua classe cinque anni dopo questa lettera: quindi si può pensare che studiò con Benoist quando questi era ancora abbastanza attivo e non disinteressato a quanto accadeva nel mondo organistico.
La data del 18 luglio 1859 è molto importante per la carriera di Théodore, in quanto vinse il premio d’organo: nella commissione troviamo il suo insegnante Benoist, poi Bazin, Dancla, Duvernoy, Goblin, Savard, ed il direttore Auber(5). Egli dovette sostenere la prova di armonizzazione di un corale al basso ed al soprano, poi di una fuga a quattro parti, un’improvvisazione libera ed infine eseguire un brano organistico di repertorio. Da questo esame si può notare che l’arte improvvisativa era più importante di quella interpretativa: infatti, nei programmi ministeriali del Conservatorio parigino venne richiesto anche un pezzo d’autore solo dal 1852. L’improvvisazione fu la materia più rilevante durante tutto il professorato di Benoist(6): l’interpretazione diventò di uguale importanza (se non di più) quando la tecnica organistica fu affinata e specializzata come per gli altri strumenti, quindi solo con l’insegnamento di Widor.

Dubois vinse il primo premio con sei voti contro uno (per Chauvet(7), che avrà il secondo premio insieme a Fissot(8)). Uno stretto legame caratterizzò poi il nostro autore e Chauvet, anch’egli organista ad oggi quasi sconosciuto.
Sulla figura di Benoist come insegnante non sappiamo molto, se non le poche testimonianze spesso un po’ romanzate di ex-allievi come Saint-Saëns e Maréchal: studi recenti hanno dimostrato che questo autore amava molto Haydn e Beethoven, e utilizzava temi di tali compositori per far esercitare i suoi allievi con delle improvvisazioni(9). Inoltre egli prediligeva il lato contrappuntistico, come pure il gusto per la grandeur, con idee profonde e lavorate, e queste caratteristiche dipinsero anche molte pagine di Dubois.
Per quanto riguarda i rapporti tra il nostro autore ed il suo insegnante, Théodore nei suoi Souvenirs(10) stranamente non ne parla mai(11): una dimenticanza, oppure un’implicita disistima? Pensando a quante pagine dedicò invece a persone che ammirava o aveva molto a cuore, possiamo pensare che evidentemente egli non era stato un personaggio particolarmente importante, altrimenti gli avrebbe sicuramente dedicato qualche riga. Inoltre, da un’annotazione presa dopo l’esame finale che egli sostenne nel 1859 si può intuire che lo stato dello strumento sul quale facevano lezione non era dei migliori, e questo sicuramente non facilitava nè lo studio nè l’insegnamento(12).
Visto il lungo periodo che passò a Sainte-Clotilde ascoltando Franck (cfr. prossimo paragrafo), si può dedurre che il giovane Théodore allora studente l’abbia ascoltato e visto suonare con molta attenzione, figurandoselo forse come un secondo insegnante d’organo: egli così restò ben attaccato alla linea benoistiana(13), che di lì a poco sarebbe stata sorpassata dai nuovi organisti.
Dubois stesso lasciò scritto molto poco sul suo apprendistato dell’organo; si può trovare una documentazione indiretta quando descrive i suoi studi pianistici e il suo famoso maestro Marmontel:
Ho appena citato Planté, uscito da poco brillante laureato dalla classe del nostro eccellente maestro Marmontel. Si conosce l’eccezionale carriera di questo meraviglioso virtuoso! Marmontel, giustamente, ne era fiero, e, particolare curioso, i suoi allievi dei quali egli era in seguito più orgoglioso, erano precisamente quelli che, invece di proseguire la carriera del virtuosismo, l’avevano abbandonata per la composizione, tali: Bizet, Guiraud, Paladilhe ed io stesso. Caro Marmontel, lo sento ancora affermare: “Vedete che il mio insegnamento non nuoce allo sviluppo intellettuale dell’artista ed allo sviluppo del suo gusto!”(14)

Quindi è ovvio che, dopo aver abbandonato la classe di pianoforte, egli non passò a quella di Benoist per fare di se stesso principalmente un virtuoso, ma concepì la sua figura soprattutto come compositore. Si può forse dedurre che, durante gli studi al Conservatorio, egli vedesse l’organo come uno strumento meno specializzato e importante del pianoforte, o semplicemente meno difficile ed impegnativo, a conferma del fatto che, in Francia, la tecnica organistica ante Lemmens non era molto curata o perfezionata. In seguito, riuscì ad integrare la sua figura anche col posto di organista e durante il suo titulariat si identificò maggiormente col suo strumento.

Come accennavamo, il primo strumento importante che Dubois ebbe modo di ascoltare e vedere con attenzione fu quello a Sainte-Clotilde, durante il titulariat di Franck: era un Cavaillé- Coll “prima maniera”, con numerosi registri di fondo e poche mutazioni, abbastanza simile a quello che avrebbe suonato poi per vent’anni alla Madeleine. Egli ricorda molte esperienze forti e importanti in quella chiesa; nei Souvenirs racconta di essere stato presente, fra le altre, ad un’esecuzione delle nuove Six pièces di Franck alla presenza di Liszt: Dubois fece da registrante(15).
Inoltre il nostro autore assistette ai numerosi concerti che fiorirono in quel periodo, ascoltando così varie scuole esecutive e diversi strumenti, dei quali Parigi è piena; anche le Esposizioni Universali gli fornirono la possibilità di ascoltare molto repertorio, e anche di suonare l’imponente organo ivi sistemato: « Nello stesso anno 1867 c’era a Parigi una bella Esposizione. [...] Vi andai abbastanza spesso per suonare ed ascoltare suonare l’organo.

Se mi ricordo questo particolare, è perchè là udii per la prima volta un giovane organista che da allora ha fatto il suo cammino: era Alexandre Guilmant [...]»(16).
Dal 1877 la carriera del nostro organista fu intimamente legata alla chiesa della Madeleine(17) che, per la sua grandiosità ed imponenza, era ed è rimasta un monumento molto importante.
L’inaugurazione del nuovo organo di Cavaillé-Coll (28 ottobre 1846) è stata a lungo raccontata come una manifestazione eccezionale: moltissimo il pubblico, altissima l’attenzione con la quale furono ascoltati i concerti, tanta esattezza nel rapporto(18) che doveva raccontare come quest’organo era costruito e congegnato. I presenti furono talmente tanti che l’11 novembre seguente dovettero ripetere la cerimonia di inaugurazione per tutti coloro che non erano potuti entrare alla prima.



Quando l’occasione fu propizia, il nostro autore ambì quindi ad un posto di organista molto rinomato ed importante. Egli fu titolare alla Madeleine dall’aprile del 1877 al maggio del 1896. Intanto, l’organista del coro era François Manson (dal 1852 al 1895), l’anno dopo Achille Runner.(21)

Tra il 1885 e il 1896, Ferdinand de la Tombelle sostituì Dubois in sua assenza; Anche Widor qualche volta aveva suonato quello strumento, al posto di Saint-Saëns.(22)
L’attività di organista fu vissuta da Dubois con la stessa acribia e precisione con le quali viveva ogni cosa della sua vita; ci teneva a non mancare al suo dovere, così sono molte le lettere che egli scrisse narranti di un impegno o l’altro che lo obbligavano ad andare a suonare. Per esempio, in una lettera del 1894 indirizzata al Segretario perpetuo delle Belle Arti egli comunica che non potrà partecipare alla seduta del sabato seguente a causa della venuta del nuovo parroco della Madeleine, per il quale ci sarà un Ufficio nel pomeriggio.(23)
Così, egli suonò alla Madeleine per importanti funzioni: fra le tante, il funerale di Charles Gounod, il 27 ottobre 1894. Fu in questa chiesa che si celebrò il suo matrimonio, e dove ebbero luogo i suoi funerali (14 giugno 1924). Henri Dallier vi aveva suonato alle esequie di Saint-Saëns (22 dicembre 1921), in seguito vi suonò a quelle di Fauré, l’8 novembre 1924.
In particolare, Dubois afferma che in occasione dell’Esposizione universale del 1878 ebbe la possibilità di esibirsi in pubblico come organista e ricorda questa esperienza con le seguenti parole:
Per giustificare la mia nomina al grand’organo della Madeleine e affermare davanti a tutti che ne ero degno, chiesi e ottenni una seduta. Lavorai molto e preparai un bel programma, dove figuravano una Fuga di Bach, una Sonata di Mendelssohn, dei brani di Schumann ed una Improvvisazione. La mia seduta ebbe un grandissimo successo e l’improvvisazione fu così riuscita che molti, in particolare il compositore e critico Joncières, pretesero che essa fosse scritta. Non lo era! A partire da questo momento, fui classificato tra i grandi organisti.(24)
Da un articolo di Rollin Smith(25) sappiamo che la “Fuga” sunnominata era la Fantasia e Fuga BWV 542, brano che ispirò il nostro compositore in alcune opere organistiche. Ci furono anche alcune critiche a quella seduta: gli si rimproverò di non aver ben pensato la registrazione del brano di Mendelssohn, nel quale non si sentiva bene il disegno della mano sinistra. In generale però la sua esecuzione fu molto apprezzata. Dalla recensione di questo concerto(26) si ha la conferma che la materia più studiata e padroneggiata dal nostro autore era l’improvvisazione; d’altronde, egli stesso affermò che l’aveva sempre praticata abbastanza facilmente.(27)

Anche se Dubois non fu attivo principalmente come organista concertista, non è raro trovare il suo nome nei programmi di qualche concerto; così lo vediamo alle inaugurazioni di organi sia parigini che di altre città: nel 1885 nella chiesa di Sainte-Marie des Batignolles inaugurò insieme a Adolphe Deslandres(28) un organo costruito dai fratelli Stoltz(29). Oppure, nel 1888 si recò a Marsiglia per il nuovo organo Merklin nella chiesa di Saint-Vincent-de-Paul:
Théodore Dubois, l’eminente organista della Madeleine, al quale era stato confidato il compito di mettere in luce i doni di potenza, pienezza, morbidezza, soavità di questo nuovo organo, ha fatto prova di un ammirevole talento nella realizzazione di questo incarico artistico e, secondo l’avviso di tutti i conoscitori, si è elevato ad una grande altezza, sia come compositore che come esecutore.(30)
All’inaugurazione dello strumento di settantadue registri (quattro tastiere e pedale) di Saint- Eustache, il 21 marzo 1879, suonarono Franck, Dubois, Gigout ed il giovane titolare Henri Dallier, che vi resterà fino al 1905: poi sostituirà Fauré alle tastiere della Madeleine. In quell’occasione, il nostro artista eseguì degli estratti del suo oratorio Le Paradis Perdu.(31)
Infine, citiamo l’Audition solennelle del 30 marzo 1894, alla quale Boëllmann suonò un Cavaillé-Coll insieme a Widor, Guilmant, Gigout e Dubois.(32)
Comunque, nonostante questi concerti, il suo nome compariva sulla stampa solo raramente come organista, proprio come accadeva per Franck: invece Guilmant, Widor, Gigout erano nominati soprattutto in quanto concertisti(33). Riguardo allo stile esecutivo di Dubois, siamo in possesso di ben poche testimonianze; una, diretta, è la seguente:
Dubois ha un modo di suonare più nervoso di quello di Guilmant, meno giubilatorio di quello di Widor, e più teso di entrambi. Guilmant tocca i pedali con la parte piatta dei suoi piccoli piedi corti; Dubois con la punta dei suoi lunghi piedi stretti; Widor scivola sui tasti come se danzasse. Ciascuno di loro non guarda più di tre volte verso la pedaliera durante tutta la durata di un offertorio, non per vedere ciò che vi è scritto ma per reperire alcuni comandi dei pedaletti che sono situati in quel loco.(34)
Qui l’autrice fa riferimento alle capacità tecniche che dipendevano dalla conoscenza degli organi di Cavaillé-Coll (uso di pedaletti, posizione dei pedali, ecc.), sottolineando come tutti dominassero magistralmente le loro consoles.(35)
Al di là di queste asserzioni si può azzardare l’affermazione che, poichè Dubois aveva avuto lo stesso insegnante d’organo di Franck (Benoist) e data la loro stretta relazione amicale, i loro stili esecutivi si somigliassero.(36)

Infatti, mentre il nostro autore lasciò scritto molto sulle sue idee riguardanti la figura del musicista contemporaneo ed i nuovi stili che si stavano sviluppando allora, non scrisse nulla riguardo la tecnica precisa con la quale suonare, nè per organo nè per harmonium o pianoforte: anche a proposito di eventuali commenti su esecuzioni ascoltate, egli non si spinse mai oltre descrizioni molto sommarie sulla difficoltà dei pezzi e l’esattezza degli esecutori; ciò è un altro indice del fatto che egli non era padrone di una tecnica altamente specializzata.

Oltre all’attività di organista propriamente detta, egli aveva anche altre mansioni collegate a questo lavoro: per esempio, fu nella commissione per votare il nuovo titolare della chiesa di Notre- Dame l’anno in cui vinse Vierne (1900)(37). Inoltre nel 1881, alla fondazione della Société Internationale des Organistes et Maîtres de Chapelle, Dubois con Gigout, Lefèvre, Loret e Steenmann faceva parte della giuria per il concorso(38). Fu impegnato in attività simili anche quando non era ancora titolare alla Madeleine, quindi già prima di allora conosceva bene gli organi ed era chiamato e ricercato in quanto organista: nel 1871 fu in una commissione per ricevere il nuovo organo a Saint-Paul-Saint-Louis.(39)

Mentre Dubois era in vita, non è raro trovare alcuni suoi brani nei programmi concertistici di altri musicisti: per esempio nel 1883 il suo amico Dallier, organista a Saint-Eustache, eseguì la trascrizione della Marche héroique de Jeanne d’Arc del nostro compositore come introito della messa di Saint-Saëns(40). Anche nel ciclo di concerti organistici promossi dall’Association artistique di Angers (1888) troviamo il suo nome(41). Già allora si possono leggere i titoli dei pochi brani che restarono abbastanza nel repertorio anche dopo il suo decesso: il 4 giugno 1894 per l’inaugurazione dell’organo alla parrocchia dell’Immaculée-Conception di Elbeuf, l’organista La Touche ha suonato la Marche Triomphale (1893) di Dubois. Clarence Eddy suonò la Cantilène Nuptiale (1886) al Trocadéro in 1889; inoltre, molte furono le volte che il suo amico Guilmant scelse dei brani di Théodore: per esempio, al Trocadéro si esibì con la Fantaisie Triomphale (1893) e l’Hymne Nuptial.
Le sue opere, seppur in piccole quantità, furono conosciute anche all’estero: a Londra ed a Halifax (1888), Gigout eseguì brani di Dubois, Franck, Boëllmann che furono molto apprezzati(42). Quindi, pur non essendo uno degli organisti più conosciuti e ricercati godette comunque di una buona fama, che però venne presto dimenticata dopo il suo decesso. Forse, la compresenza cronologica con autori provenienti dalla scuola lemmensiana quali Widor e Vierne fece pian piano dimenticare le personalità meno importanti, che non appartenevano strettamente alla corrente “dominante”.
Abbiamo una piccola testimonianza dei gusti di Dubois riguardo gli organi in una citazione dei Souvenirs, quando l’appena laureato al concorso di Roma fu oggetto di un’esecuzione “forzata” su uno strumento italiano in disuso, che i suoi amici gli fecero suonare:
In uno di questi villaggi, Piperno, i miei compagni seppero che c’era un organo nella chiesa, si fecero dare la chiave della tribuna e mi installarono davanti ad un vecchio strumento bolso, del quale la metà delle note non parlava, e che era stato accordato forse dieci anni prima. In più, si conosce la composizione degli organi allora in uso in Italia, quindi ci si può figurare facilmente gli effetti seducenti che se ne potevano ottenere. Dovetti comunque suonare; i miei amici esigettero delle arie di Verdi. Era odioso, ed ebbi vergogna di me stesso! Ma che fare!(43)
Ecco che quindi egli testimonia di non gradire lo stile operistico all’organo come era, del resto, nel pensiero di Benoist. Riguardo invece al timbro da lui preferito, in un passaggio egli elogiò del suo strumento la maestosità e la grandiosità, nell’unica frase che gli dedica, comunque molto chiarificante sul suo parere: «Innanzitutto dovetti abbandonare il mio organo della Madeleine, poichè le mie occupazioni non mi permettevano di conservare questo impegno. Fu per me un vero dispiacere, perchè ero molto attaccato a questo strumento bello e nobile, che dà tanto godimento all’artista!»(44). Inoltre, ecco cosa pensava riguardo questi grandi strumenti, mettendoli sempre in relazione con l’improvvisazione: «Per il musicista di razza, per il vero artista, il maneggiamento del grand-orgue è di un fascino infinito: in questo luogo religioso, che ravviva e sviluppa le sensazioni, l’organista di talento improvvisa talvolta dei semplici capolavori»(45).

Egli quindi probabilmente apprezzava molto la qualità dei Cavaillé-Coll di avere un suono omogeneo e pastoso: l’organo della Madeleine, dal punto di vista timbrico, era concepito proprio per non avere alcuni registri che emergessero più di altri: infatti le mutazioni erano quasi assenti, invece erano numerosi i registri di 8’. Dalla disposizione (cfr. p. 6) si può facilmente intuire che esso fosse pensato proprio per ottenere un timbro omogeneo, sia nel piano che nel graduale crescendo che poteva portare ad un forte maestoso; sonorità amata e cercata dal suo titolare, che trovò ispirazione per numerosi brani.
I rapporti con i colleghi organisti
Abbiamo già notato che molti colleghi di Dubois eseguivano sue opere in concerto, primo tra tutti Guilmant,(46) che avrebbe insegnato organo al Conservatorio dal novembre 1896(47), quindi durante la direzione del nostro autore (1896-1905). In effetti, Dubois godeva della stima del suo connazionale(48); inoltre troviamo aspetti anche biografici che li legano, come per esempio il fatto che entrambi abbiano avuto delle mogli molto partecipi alla loro carriera ed alle quali erano molto legati: tutti e due moriranno due anni dopo i decessi delle loro consorti. Dopo la loro stessa morte, i due autori cadranno in un oblio non giustificato perchè, anche se in campi diversi, entrambi erano stati molto conosciuti ed importanti.
In generale, il nostro artista curava molto le relazioni coi suoi colleghi, anche organisti, che non dimentica mai nei Souvenirs; frequenti sono le frasi dedicate a questo o a quel personaggio, che egli ricorda sempre con piacere. Osserviamo che Dubois curò la versione per organo a due tastiere e pedale delle Vingt pièces célèbres di Alexis Chauvet (1896), segno della stima che aveva per lui. Pure in occasione dei decessi dei due figli di Camille Saint-Saëns egli partecipò con cordoglio alle cerimonie, ed in generale è difficile trovare episodi di malumore o dissidi tra lui ed altri colleghi.
Anche il rapporto tra Franck ed il nostro artista è molto interessante da approfondire. Per quanto riguarda la nomina del père séraphique ad insegnante al Conservatorio, Dubois rivendica di esser stato lui, e non Saint-Saëns(49), a fare pressioni sull’allor direttore Thomas per la sua assunzione(50); anche nei Souvenirs egli ricorda questo accadimento(51).

A Franck è legato un altro fatto, che addolorò molto il nostro artista: il cambiamento delle dediche ai Trois Chorals, che inizialmente erano stati intestati rispettivamente a Guilmant, Dubois e Gigout(52). Il libro di Vincent d’Indy del 1906 rivelò al pubblico la volontà dell’autore, ed una lettera di Théodore a Guilmant del 14 febbraio 1892 prova che questi personaggi ne erano al corrente già al momento della pubblicazione(53). Infatti viene annotato nei Souvenirs: «Uno di loro mi era dedicato. Ebbene, al momento della pubblicazione, il mio nome era stato sostituito con un altro! Qualcuno dei suoi allievi tra i quali: V. d’Indy, Chausson, de Bréville, Duparc, ecc... volendo ripudiare tale brutto procedimento e liberarsene, mi hanno scritto a questo riguardo una lettera di protesta che conservo preziosamente»(54). E’ interessante notare come Dubois colleghi questo fatto al fraintendimento accaduto all’occasione dei funerali di Franck: proprio la notte prima della triste cerimonia il nostro autore si era sentito male, così con suo enorme dispiacere non potè partecipare. Neppure Ambroise Thomas, l’allor direttore del Conservatorio, vi andò, a causa di esami ai quali doveva imprescindibilmente presenziare, però molti pensarono che essi non vennero apposta, a causa di alcuni dissapori che si erano creati tra Thomas e Franck, e il nostro autore venne incolpato di aver tenuto la parte di Thomas(55). Al contrario, possiamo affermare che davvero i rapporti esistenti tra Dubois e Franck fossero ottimi, e che i presunti attriti raccontati da alcune voci erano dicerie errate.
Théodore era in buoni rapporti anche con Eugène Gigout, organista a Saint-Augustin, il quale non era parco di elogi verso il suo connazionale, che lo aveva scelto per la dedica della celeberrima Marche des Rois Mages (1886): « Mio caro Dubois, ho provato un vero piacere nel far conoscenza dei Suoi brani d’organo. Li porterò certamente a degli amici... Sono particolarmente affascinato dal premio che mi tocca. Tenendo conto delle Sue indicazioni, eseguirò la Sua marcia [...]»(56). Un aspetto che accomunò questi due autori fu la scelta di comporre brani organistici brevi: nonostante ciò, non privi di charme e interesse, spesso raggruppati in raccolte di dieci o dodici pezzi.
La fitta rete di dediche permetteva ai vari autori di farsi piccoli omaggi a vicenda, e dalle Douze pièces nouvelles (1893) Dubois allargò il suo giro di azione con intestazioni anche ad autori stranieri, tra i quali Marco Enrico Bossi (1861-1925). Esiste una nutrita corrispondenza tra Bossi e Dubois(57): d’altronde l’organista italiano aveva buoni rapporti con i suoi colleghi francesi, e gradiva in modo particolare i brani del nostro autore, per il quale non risparmiò gli elogi. Della sua produzione adorava soprattutto In Paradisum e Fiat Lux (del 1893), ma venne a contatto anche con le quasi sconosciute Sept pièces (1898-1900) e altri brani meno famosi.(58)


A conclusione di questo scritto, possiamo affermare che Dubois fu un organista ben inserito nel mondo musicale di allora, sia grazie alla sua attività alla Madeleine, sia per i rapporti che aveva coi suoi colleghi di tribuna; egli compose più di 100 brani dedicati al suo strumento, dei quali oggigiorno se ne conoscono davvero pochi; la maggior parte è stata completamente dimenticata. Ci auguriamo invece che essi vengano considerati dagli organisti di oggi come utili testimonianze per studiare e conoscere un mondo musicale variegato e complesso come quello francese tra Otto e Novecento.
Elisa Teglia